Ci sono giorni in cui, nonostante tutta la forza che pensavi di avere, ti ritrovi a combattere da solo. Ti svegli con la sensazione di essere un viaggiatore smarrito in una terra che parla una lingua diversa dalla tua. Hai cambiato vita, strada, direzione, forse più di una volta. Eppure il mondo non ti ha aspettato, non ti ha spiegato le sue regole.
Ti senti fuori posto. A volte anche fuori tempo. Come se lottassi per qualcosa che gli altri non vedono, o peggio, non capiscono.
Eppure vai avanti.
Non perché sia facile, né perché tutto abbia senso, ma perché dentro di te c’è qualcosa che brucia più forte del dubbio: la determinazione.
Quella forza silenziosa che non chiede applausi né approvazione.
Quella voce che ti dice: “Un altro passo. Solo uno. E poi un altro ancora.”
Essere soli non significa essere sconfitti. Anzi. C’è una forma profonda di resilienza che nasce proprio dal silenzio, dalla solitudine, da quei momenti in cui capisci che nessuno verrà a salvarti – ma che puoi salvarti da solo.
È lì che riscopri il senso della tua battaglia, il valore del tuo viaggio.
Le energie non si trovano sempre fuori. A volte, sono nascoste in uno sguardo allo specchio, in un ricordo, in una promessa fatta a te stesso nei giorni bui.
Oppure, in una parola letta per caso, in un abbraccio che arriva inaspettato, o nel semplice fatto di aver resistito fino ad oggi.
Non è follia credere ancora. È coraggio.
Quello vero. Quello che ti fa sembrare testardo agli occhi degli altri, ma che dentro di te ha un nome più nobile: speranza.
Una speranza che arriva anche da una cosa profonda come un abbraccio. Non è solo un gesto fisico. È un atto di riconoscimento. È dire all’altro – o a sé stessi – “Ti vedo. So cosa stai passando. E sono qui.”
Ci si abbraccia quando le parole non bastano.
Quando tutto crolla, e resta solo la verità nuda di due esseri umani che si tengono stretti per non cedere.
Ci si abbraccia per resistere insieme. Anche se si è diversi, anche se ci si capisce poco, anche se si viene da mondi lontani.
E a volte, ci si abbraccia da soli.
Con un gesto gentile, un respiro profondo, la consapevolezza che – anche senza pubblico, senza medaglie, senza applausi – stai ancora scegliendo di esserci.
Ogni giorno.
E forse è proprio lì che si trova la vera forza:
in chi, anche da solo, continua ad amare il mondo abbastanza da non arrendersi.
Per la filosofia,l’abbraccio potrebbe essere l’istante in cui si supera il dualismo tra sé e l’altro. Dove l’io smette di difendersi, e si apre alla possibilità della comunione.
In quel momento, per un attimo, non siamo più soli.
Non perché qualcuno ci salva, ma perché scegliamo di non chiuderci. Di restare umani, vulnerabili, aperti.
Ecco dove si trova l’energia.
Nel sapere che, pur soli, non siamo mai completamente scollegati.
Nel continuare a cercare un senso, un contatto, una coerenza tra il caos del mondo e l’ordine che vogliamo darci dentro.
Alla fine, non si tratta di vincere o perdere.
Si tratta di rimanere interi.
E questo, da solo, è già un atto di grandezza.
Cosi. Per dire. CJJ
