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The first step is knowing where you want to go.

P4Y – Step 11 – Tra polvere e scaffali. Tra incubo e realtà

Posted on 15 Luglio 202526 Luglio 2025 By Francesco

All’inizio c’erano le luci.
Non quelle delle feste, ma quelle che abbagliano.
Quelle che fanno sembrare eterno ciò che invece è solo momentaneo.
Quelle che ti chiamano per nome e cognome, piene di sorrisi, inchini, strette di mano con due mani, promesse di alleanze eterne che durano l’arco di un applauso.

Camminava tra marmi lucidi, sotto soffitti alti e frasi dette in modo solenne.
Era stato molte cose: guida, simbolo, strumento, ostacolo, a volte salvezza.
Aveva diretto, scritto, deciso. Aveva firmato. Aveva vissuto in prima linea.
Ma la prima linea è un confine: o lo attraversi, o lo dimentichi.
E fu dimenticato.

Non subito. Prima si senti limitato. Poi archiviato. Poi spostato. Poi ignorato.
Infine, silenziato. Non con cattiveria. Con la più crudele delle armi: l’indifferenza.

Gli tolsero il titolo ma non il peso.
Gli tolsero il posto ma non i ricordi.
E così si ritrovò pieno di ciò che era stato, senza che nessuno glielo chiedesse più.

Il cielo, le nuovole, il tempo e lo scandire dei secondi. Un sorriso, non suo, poi una piccola cosa, buttata lì, quasi per pietà o forse solo per pieta’:
“… se vuoi passare il tempo… puoi essere di aiuto.”
Polvere. Scaffali. Titoli dimenticati. Come lui.

Accettò.
Non per bisogno.
Non per umiltà.
Forse non lo sapeva nemmeno lui perché non c’era più niente da rifiutare.

I giorni lì dentro avevano un suono diverso.
Non c’era rumore, solo il fruscio lento del tempo che si accartocciava sulle pagine.
C’i sono’erano libri che nessuno tocca da anni, e scaffali che sembrano saper parlare più degli uomini.
Ogni giorno, lo stesso gesto: togliere la polvere, rimettere in riga i titoli, ascoltare il silenzio.

Ma non era un lavoro. Per lui no. Era una condanna poetica.
Una punizione senza giudice.
Un esilio mascherato da volontariato.
Lì dentro, tra romanzi dimenticati e manuali senza più edizione, cammina un uomo che un tempo era tutto o forse lo credeva lui.
Che firmava nomine, e oggi firma ricevute di libri rientrati in ritardo.
Che una volta dava ordini, e oggi riceve sguardi vuoti da chi entra solo per passare il tempo.

Nessuno chiede chi sia stato perché nessuno sa.
E chi lo sa, finge di non ricordare.
Qualcuno abbassa gli occhi.
Qualcun altro sorride con quel pietismo sottile che sa ferire più di uno schiaffo.

Eppure, in mezzo a quella polvere, c’è ancora una scintilla viva.
Una rabbia trattenuta. Un amore tradito. Una dignità che non si piega, anche se è stata spezzata.
Perché chi cade puo solo rialzarsi o perire.
A volte è stato spinto.
A volte è stato consumato.
A volte è stato scelto come capro, per non disturbare la comoda mediocrità degli altri.

Ma lui no, riparte da lì.
Non per rifarsi. Non per risalire. Non per perdonare.
Ma per ricordare – a sé e a chi guarda – che anche tra polvere e scaffali,
ci si può alzare in piedi.
Senza chiedere permesso.
Senza più aspettare applausi.
E così resta lì, tra copertine logore e scaffali traballanti,
non per nostalgia — quella è per chi non ha vissuto abbastanza —
ma per memoria.
Memoria di ciò che si è stati.
Memoria di ciò che si è dato.
Memoria che gli altri non avranno il coraggio di pronunciare, ma che pesa, eccome se pesa.

Chi entra in libreria vede solo un uomo che sistema libri.
Ma tra le mani ha capitoli di civiltà che nessuno ha mai letto davvero.
E mentre spolvera storie altrui, la sua – quella vera –
si riscrive silenziosa, fiera, lucida.
Senza vendetta, ma senza sconti.

Perché ogni volta che uno sguardo lo sfiora distrattamente,
senza sapere chi fu,
senza sapere cosa perse,
un pensiero si alza, lieve ma implacabile:

“Io sono ancora qui. E tu, invece, dove sei finito?”
“Io sono ancora padrone di me stesso, di un piccolo uomo tra polvere e scaffali ma ancora capace di decidere. Voi lo siete ancora?”

Cosi. Per dire. CJJ

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Francesco

My name is Francesco Boschi, originally from Italy and currently based in the United States. For over twenty years, I’ve worked as a manager and consultant across diverse sectors — from education and cultural institutions to the food industry — developing skills in operational management, strategic consulting, and complex problem-solving. In recent years, I’ve combined this experience with a strong passion for software development, creating custom tools designed to simplify workflows and meet real business needs.

Relocating to the U.S. marks the beginning of a new chapter: a personal and professional decision driven by the desire to be close to my son and to embrace new challenges in a different environment. Today, my goal is to turn my experience into meaningful solutions, blending strategic vision with technical expertise to help people and organizations work more effectively.

I enjoy moving between different worlds, adapting tools and approaches to people and contexts. I bring leadership, flexibility, attention to detail, analytical thinking, and a strong problem-solving mindset — along with a deep curiosity to learn and grow. Above all, I believe in sharing: I’m always eager to offer my experience to support the growth of others.

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