I suoi rami si tendono come arterie.
Le foglie danzano lievi sotto la brezza del mattino.
Movimenti minimi, quasi invisibili,
che però danno vita a un mondo immobile,
immutabile solo in apparenza.
Sono presenze verdi, versi silenziosi,
legate al ramo da un filo sottile.
Eppure, è abbastanza.
Abbastanza per resistere.
Abbastanza per restare.
Alcune si piegano, tremano, si stancano.
Alcune cadono.
Ma la maggior parte… resta.
Resiste.
A cosa, esattamente?
Alla pioggia? Al vento? Alla solitudine dell’aria?
O forse resiste al richiamo di quella terra
che hanno guardato da sempre,
che sentono vicina,
che conoscono pur non avendola mai toccata?
Perché sì,
le foglie guardano in basso.
Lo fanno da sempre.
Guardano quella distesa scura,
umida, misteriosa.
Non per paura,
ma perché là sotto c’è qualcosa che somiglia all’origine.
Al cuore.
E così vivono sospese,
in bilico tra ciò che splende sopra di loro
e ciò che pulsa sotto, invisibile ma presente.
Vivono nell’ambiguità dolcissima
di una scelta che non possono fare subito.
Di una caduta che è, al tempo stesso,
fine
e compiutezza.
Meglio restare?
Godere ancora del sole,
farsi attraversare dalla luce,
sperare che il vento accarezzi invece di spingere?
Oppure lasciarsi andare,
con grazia,
senza resistenza,
verso quella terra che non promette gloria,
ma accoglienza?
C’è una dignità, una bellezza,
nell’oscillare.
Nel non sapere quando sarà il momento giusto.
Nel non chiedere niente,
ma osservare,
sentire,
attendere.
Le foglie non parlano.
Eppure, chi sa ascoltarle,
le sente dire qualcosa di profondo:
“Non tutte le cadute sono sconfitte.
Non tutte le resistenze sono virtù.
Talvolta, il coraggio più grande
è accettare che il distacco
non è perdita,
ma ritorno.”
E così, tra un soffio e l’altro,
le foglie rimangono,
tese, lucide, fragili e tenaci,
mentre il mondo sotto di loro
le aspetta,
senza fretta,
con amore muto.
Cosi. Per dire. CJJ

Ormai ogni mattina la prima cosa che faccio è aprire il tuo sito, con la speranza di trovare qualcosa di nuovo da leggere… una riflessione, una parola, un’immagine che parli anche a me.
Alcune cose non le capisco fino in fondo… altre invece mi sembrano scritte per me, come se fossi lì a raccontarmele guardandomi negli occhi.
Non so se qualcun’altra aspetta i tuoi pensieri come faccio io… ma spero di sì. E, allo stesso tempo, spero di no. 😉
Grazie.