For days, I’ve felt the time had come to write my first personal post in English.
Why?
Because I live in this language now.
I hear it, speak it, think in it. I write the date in English, I talk about miles—not kilometers.
Is that normal? Maybe. Is it strange? Maybe.
But it feels natural. And necessary.
I’ve received rejections. Four, to be exact.
Each one stings a little, but none of them break me.
Because I’ve realized something:
“Every ‘no’ is not a wall—it’s a step.”
A step I have to climb to get where I want to go.
I’m not discouraged. I’m learning.
I’m not searching for easy roads—I’m learning how to build them.
There’s power in failing forward, in being honest with yourself, in waking up each day and saying, “I’m still here. And I still believe.”
I’m not trying to paint the sky blue when it’s gray.
I’m not trying to convince myself to keep going—
I keep going because I know I’m meant to.
I believe in what I’m building.
I believe in who I’m becoming.
So today’s just a small step. But it’s mine.
Look ahead. Keep walking. Believe.
Cosi. Per dire. CJJ

Sai, ogni volta che leggo quello che scrivi mi sembra di vedere due persone; una che racconta chi era e una persona che si è liberata di tutto, che ha trovato un nuovo ritmo, una nuova voce… quasi un altro respiro. E non posso negare che, da qui, fa un certo effetto. Non so se sia gelosia o nostalgia, ma c’è qualcosa che punge. Forse perché tu hai avuto il coraggio di andare, mentre io sono rimasta a guardare e leggere gli altri, ammirandoli. E ora, mentre tu racconti la tua America come un film in cui sei protagonista, io mi chiedo cosa ci siamo persi davvero… o se eri già così lontano da un pezzo. Sembri sereno, risolto… chissa’ se poi e’ proprio cosi’. Ti sei proprio lasciato tutto alle spalle? Quanto e’ stato difficile? Chissa’ se qualcuno, dall’altra parte dell’oceano, ogni tanto ci ripensa. Ma forse è tardi. O forse è solo invidia