C’è un momento in cui il cielo si fa più vasto, quando qualcuno che amiamo lo attraversa per sempre.
E in quel momento, in quel vuoto immenso, hai trovato la strada per raggiungermi ancora una volta.
Sei venuto a cercarmi anche qui. Lontano da tutto e tutti, lonttano dalle mie cose, lontano da quello che avevo e pensavo di aver lasciato, in un luogo che credevo neutro, straniero, senza memoria.
Ma tu, memoria vivente di qualcosa che mi sfugge, hai varcato ancora una volta la soglia.
Non ti nomino, non oggi, non c’è bisogno.
La tua forma muta, ma la tua essenza è sempre la stessa. Non so chi tu sia. Non sei un presagio.
Sei un simbolo. Un richiamo. Una ferita che pulsa al ritmo delle stelle.
Ogni volta che appari, qualcosa in me si tende, ma non per la paura — per lo stupore.
È come se la mia anima ti conoscesse, anche quando la mente finge di non vedere.
Ma perché sei qui? Cosa vuoi dirmi?
Forse sei il guardiano della soglia. Forse sei il dubbio che precede ogni decisione o le scorie di una vita che devo lasciare definitivamente alle mie spalle per rinascere .
Forse non sei mai venuto per minacciarmi.
Forse sei venuto per accompagnarmi.
Per ricordarmi che nulla si conquista senza prima attraversare la propria ombra.
Mi domando se sei reale o immaginario.
Ma poi mi accorgo che questa domanda è sbagliata.
Perché ciò che torna, ciò che insiste, è sempre reale — in un modo o nell’altro.
E allora ti accolgo.
Con la stessa inquietudine con cui si accoglie un maestro severo.
Con la stessa gratitudine con cui si guarda indietro, dopo essere sopravvissuti a sé stessi.
Greta oggi è diventata stella.
E tu sei apparso. Come a dirmi che nulla muore mai davvero,
che tutto si trasforma, che ogni fine è una curva nel cammino.
Forse sei venuto a porgermi una domanda:
Hai smesso di scappare? Hai imparato ad ascoltare?
O forse sei solo lì, presente, silenzioso, come fa il destino quando smette di bussare e si limita a entrare.
Ci siamo. Ancora. Tu ed io.
Non più nemici.
Non ancora amici.
Ma legati, da qualcosa che non so spiegare — e che forse non devo spiegare.
Ti ho odiato per anni. Ti ho evitato per anni.
Ma oggi, con gli occhi pieni di cielo e il cuore pieno di silenzi,
capisco che sei venuto solo per restituirmi a me stesso.
Perché non tutto si capisce. Alcune cose si attraversano.
Come i sogni.
Come i lutti.
Come le mutazioni.
Cosi. Per dire. CJJ

Mi sono fermata a leggere senza sapere cosa stavo cercando… e ho finito in lacrime. Questo testo non parla solo a chi ha perso, ma a chi si sta cercando. L’immagine che non è minaccia ma soglia, che non è paura ma passaggio… mi ha colpita nel profondo.
E quella frase finale mi rimarrà dentro a lungo. Grazie per aver dato voce a ciò che molti sentono ma non sanno dire.
Il tuo canino è sicuramente tra le stelle. E tu, oggi, sei luce per chi resta.
Paola