Hai detto cose che sembravano leggere,
ma cadevano pesanti
sulle mie giornate già rotte.
Hai fatto battute,
come se il dolore fosse una distrazione passeggera,
come se io fossi qualcuno che può permettersi di riderci sopra.
Non mi hai chiesto come sto.
Hai guardato il mio silenzio e ci hai letto orgoglio,
non fatica.
E intanto rattoppo i giorni con mani stanche e occhi svegli,
sorreggo chi amo mentre il mondo mi chiede altro,
e tu, tu parli come se il mio tempo non ti appartenesse più.
E lei dov’era?
Seduta, sì, ma non accanto.
Ascoltava come si ascolta la pioggia da dietro un vetro chiuso,
presente solo nel volume,
mai nel calore.
Come un garage:
spazio che non abbraccia,
che accoglie solo il peso,
mai chi lo porta.
Francesco BOSCHI
