Viviamo in un mondo che ci chiede continuamente di scegliere: ottimismo o pessimismo, speranza o disincanto. Ma forse il bicchiere non è né mezzo pieno né mezzo vuoto. Forse è solo un contenitore di prospettive, un invito a osservare, non a giudicare. Questa poesia nasce da quel punto di equilibrio — dove il pensiero si fa quieto e la metafora si trasforma in specchio.
Il bicchiere di vetro quieto
Nel mezzo del tavolo, fermo e discreto,
un bicchiere attende il verdetto segreto.
È mezzo, sì — ma di cosa, non dice:
di sete passata o di gioia che giace?
Chi lo guarda col peso del giorno
ci vede il rimpianto, il tempo che torna.
Chi lo sfiora con dita leggere
ci legge promesse, domande sincere.
È pieno di dubbi, è vuoto di fretta,
è specchio di chi lo interpreta in fretta.
Non cambia mai forma, non alza la voce,
ma accoglie pensieri con grazia feroce.
E se lo rovesci, non grida né piange:
si mescola al mondo, si perde, si frange.
Ma resta un concetto, un gesto sospeso:
il mezzo che siamo, il tutto che è atteso.
Francesco BOSCHI
