Ci sono momenti in cui non vivi per te stesso. Non sogni per te. Non costruisci per te. Ti ritrovi a correre, a lottare, a spingere oltre il limite per dimostrare. Ma non a te — agli altri. A chi ti ha fatto sentire sbagliato, errato, fuori posto. A chi ti ha fatto credere di non essere abbastanza, di essere arrivato dove sei solo per un colpo di fortuna e non perché valevi davvero. A chi ti ha guardato senza vederti, a chi ti ha giudicato senza conoscere il peso che portavi.
E allora corri. Corri come un dannato per cancellare quell’ombra che ti hanno messo addosso. In poco tempo metti insieme i pezzi di una nuova vita. Ti spacchi la schiena, ti alzi ogni giorno con una sola missione: dimostrare che sei capace, che puoi farcela, che non hai bisogno di nessuno, soprattutto di loro, di tutti loro. Ti sporchi le mani, risolvi mille problemi da solo, affronti ostacoli che sembrano più grandi di te. Non ti concedi un attimo per fermarti, per respirare, per chiederti se quella è davvero la tua strada.
E intanto dentro fa male. Perché invece di cercare ciò che vuoi davvero, ti ritrovi a inseguire il silenzio degli altri e la fine dei loro giudizi. La fine di quegli sguardi pesanti, di quei giudizi non detti che però senti sulla pelle come lame. Speri che un giorno, guardandoti, nessuno possa più metterti in dubbio, e che tu possa finalmente alzare la testa e dire senza voce, senza bisogno di urlare, “Non vi devo niente. Guardate quello che ho fatto senza di voi.”
Ma quel giorno non arriva subito, ci vorra’ del tempo e dovete aver calma e pace interiore. Perché la corsa non finisce mai. Perché quando il motore è il bisogno di dimostrare agli altri, il traguardo si sposta sempre un po’ più in là. E resti con la spina nel cuore: stanco, svuotato, lontano da te stesso.
La verità è che il riscatto non lo ottieni fuori. Non lo ottieni nel confronto, nello scontro, nel giudizio altrui. Il riscatto lo trovi solo quando ti fermi, ti guardi dentro e capisci che l’unica persona a cui devi dimostrare qualcosa sei tu.
Gocciole di sudore che cadono, una dopo l’altra. I pensieri corrono più veloci delle gambe, più veloci del cuore che batte come un tamburo. Corrono e ti spingono, ti spingono oltre il limite. Le paure si annidano dentro, si infilano nei vuoti che gli altri ti hanno scavato addosso.
E allora basta. Basta correre per tappare il silenzio degli altri. Basta spaccarsi per un applauso che non arriverà mai, o che non servirà a niente. Perché finché corri per dimostrare, ti allontani da te stesso, ti svuoti, ti spezzi. La vera vittoria è smettere di aver bisogno di uno sguardo esterno, di un giudizio che ti assolve. La vera vittoria è guardarti allo specchio e, senza più paura, sapere che non devi dimostrare niente a nessuno che non sei te ad aver perso ma loro ad aver perso. E solo lì, quando lasci cadere quella corsa inutile, la spina nel cuore comincia, finalmente, a perdere il suo veleno.
Odierete quella spina nel cuore per tanto tempo, perché vi avra’ tolto il respiro, rubato la pace, e fatto sanguinare dentro mentre fuori sorridevate per far vedere agli altri che stavate bene. Voi no, ma gli altri si.
Poi scattera’ qualcosa dentro di voi, un giorno, non so quando, ma non perche’ vi diranno di lasciar perdere o perche’ qualcuno vi convincera’, ma solo perche’ il vostro cuore si ribellera’, il vostro cervello si tanchera’ e la vostra anima vi supplichera’ di darvi pace. Solo quando metterete un piede davanti all’altro, quando farete il primo passo, inizierete a guarire.
Non tutti sanno usare le parole. Le sputano fuori senza pensarci, senza capirne il veleno. Le buttano addosso agli altri senza sapere che certe parole non si dimenticano, non si perdonano, e fanno più male di uno schiaffo.
Non sarete come loro. Non siate come loro. Non diventate come loro: persone pronte a vedere solo se stesse e giudicare senza sapere, a parlare senza capire, a pesare la vita degli altri con bilance rotte. Continuino a vivere delle apparenze, a nutrirsi di ciò che vedono e pensano giusto (per loro). Voi no. Scegliete altro. Serena vita a coloro che senza inciampo negano la verita’ senza vedere quello che hanno fatto agli altri, magari definendoli fratelli perche’ hanno pagato e non perche’ hanno subito. Buona vita a coloro che non hanno mai saputo dire “mi dispiace”, ma solo “pensavamo, sbagliando, che capiste”. Buona vita a tutti coloro che si alzano la mattina sentendosi fieri del dolore che hanno procurato agli altri, invece di sentirsene responsabili. Buona vita a tutti loro. Namaste.
Cosi’. Per dire. CJJ

Leggere queste righe fa male, perché ci si rivede dentro. Quella corsa, quella fatica di dimostrare qualcosa a chi non ha mai avuto il diritto di giudicare. E quella spina, sì, la capisco: te la piantano loro, ma ogni giorno siamo noi a tenerla lì, perché vogliamo far vedere che ce la facciamo. Ma hai ragione tu: a un certo punto basta. Basta correre per occhi che non vedono, per bocche che non sanno. E quando lo capisci davvero, forse, inizi a vivere per te. Ti rispetto per quello che hai scritto. È crudo, è vero. E fa riflettere. Mi dispiace per te. Mi ci rivedo tanto.